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Sebastiano D'Immè

 
 
Notizia del 17/01/2009 messa in rete alle 14.39.39

Un libro per rendere omaggio al Carabiniere “Nello” D'Immè

Sebastiano D'Immè era il primogenito di una famiglia originaria di Militello Val di Catania. Il padre Salvatore, dipendente dell'Eni, oggi in pensione, s'era trasferito con tutta la famiglia nel quartiere di Macchitella, dove tutt'ora risiede, in una palazzina di 4 piani ospitante sedici famiglie. In quella palazzina di Via Sabbioncello, Sebastiano D'Immè (nella foto) ha trascorso la sua infanzia e la sua adolescenza fino a diventare adulto. Con lui, sono cresciuti tanti ragazzi, tra cui anche chi scrive. "Nello", come noi siamo abituati a chiamarlo, era un ragazzo premuroso, educato, rispettoso, oltre che generoso e leale. Col tempo queste qualità si sono consolidate in lui fino a farne un vero uomo. Per sua scelta è stato un vero carabiniere, ma avrebbe potuto essere un vero ingegnere, un vero avvocato, un vero professore e via discorrendo, perché tale era la sua natura: vera. La sua breve ma intensa esistenza, si è dolorosamente spezzata all'età di soli 31 anni, mentre svolgeva servizio di antirapina, in un agguato a Locate Varesino (Como). Il suo cuore è stato donato ed è tornato a battere nel petto di un altro. Dei suoi due carnefici, individuati poco dopo a Milano, uno è caduto sotto i colpi delle forze dell'ordine, l'altro sta scontando l'ergastolo.
Medaglia d'oro al valor militare alla memoria, il suo nome è incluso fra i "Martiri della Libertà" nella relativa piazza (zona 4 canti) lungo il corso principale di Gela: città che ha, altresì, intitolato in sua memoria la piazzetta (ex Piazza Ungheria) lungo la Via Ettore Romagnoli sotto la posta centrale. Un monumento commemorativo è presente anche al cimitero cittadino, dove mamma, papà, sorella, fratello ed amici possono recarsi a trovarlo. A Militello, la caserma dei carabinieri è stata dedicata a questo sottoufficiale, autentico campione dell'arma, la cui storia a distanza di 12 anni e mezzo da quel maledetto luglio del 1996 è diventata ora un libro, già oggetto di culto letterario a pochi giorni dalla sua diffusione iniziata nel periodo pre-natalizio, edito da Laurus Buffo (costo: 25 euro) e dal titolo "Nome in codice, Ombra".

Scritto a quattro mani, dal giornalista e scrittore romano Mirco Maggi coadiuvato dal Capitano dei Carabinieri Cataldo Pantaleo (di origini tarantine), il volume è nella prima parte una sorta di romanzo no-fiction, ispirato alla vita e alla morte del maresciallo dei carabinieri; mentre nella seconda parte consiste in una dettagliata e toccante ricostruzione corredata da foto, documenti, testimonianze della moglie (con cui s'era da poco sposato e con la quale risiedeva ad Arcore che lo ha poi omaggiato di una sua via) e colleghi-amici, nonché perizie balistiche, intercettazioni ambientali ed atti processuali fino ad oggi inediti: il tutto in oltre 250 pagine, frutto di 2 anni di lavoro dei due autori che devolveranno parte dei diritti all'ente assistenziale per i figli dei Carabinieri caduti in servizio (o.n.o.m.a.c.). La prefazione è stata curata dal Comandante generale dell'Arma dei Carabinieri, Generale Gianfranco Siazzu, mentre l'introduzione è stata firmata dal Procuratore Aggiunto del Tribunale di Milano Armando Spataro: non si tratta di un caso, considerato che con il Maresciallo D'Immè entrambi avevano collaborato a stretto contatto, potendone apprezzare virtù umane e professionali.

Un libro che è un omaggio: per non dimenticare. Il suo sacrificio merita di essere tramandato e, così come per altri, ben vengano iniziative editoriali del genere. Un libro di valori ed insegnamenti reali, in cui si può apprezzare, peraltro, un indovinato abbinamento tra romanzo e realtà, con un ritmo ed una tensione palpabili ma senza scadere mai ed opportunamente nell'eccesso, evitando di tradire lo spirito stesso del suo protagonista. Perchè un uomo che non aveva nulla da rimproverarsi davanti allo specchio non deve essere mai dimenticato e la sua lezione deve essere conosciuta da quanti più possibile. Sebastiano D'Immè era un uomo ed un carabiniere, la cui cultura del servizio e dell'abnegazione sono rimaste nell'ombra, così come il suo nome in codice, finché egli è rimasto in vita; ma dalla sua prematura dipartita, quella cultura della difesa fino alla morte dei valori in cui credeva, quali l'onestà, la giustizia e la libertà, deve essere sottratta all'ombra ed all'oblio: la sua storia, al contrario, deve essere ricordata perché così "Nello" rivive e con lui un concreto modello educativo per le generazioni vecchie e nuove.

Autore : Filippo Guzzardi

Corriere di Gela Online